Non credo nella segnaletica orizzontale. Lo dico sempre: le strisce pedonali sono solo un consiglio, non un obbligo. Per il resto, però, ho sempre seguito le regole. Scuola, lavoro, mutuo, fidanzata, cane. Tutto in ordine, tutto al suo posto. La mia vita sembrava una libreria Ikea: funzionale, anonima, e con qualche vite di troppo che non sapevi dove infilare.
Poi, a settembre, Elena mi ha lasciato. Non è stato un dramma, siamo stati insieme quattro anni e forse era ora. Il problema è che lei aveva il contratto d’affitto intestato, e io avevo solo una valigia e un gatto che non sopportava gli spostamenti. In una settimana mi sono ritrovato in un monolocale ammuffito al quarto piano, con una finestra che dava su un cortile dove qualcuno suonava la batteria alle tre di notte. Non uno bravo, uno che stava imparando.
La sera, dopo lavoro, mi sedevo sul letto e ascoltavo quel rullante impazzito. Non accendevo la televisione, non aprivo libri. Solo io, il buio, e un gatto che mi guardava come se fosse colpa mia. Dopo due settimane ho capito che se non facevo qualcosa, sarei impazzito.
Ho cominciato a navigare. Non cercavo niente di preciso, solo rumore bianco. Forum, blog, recensioni. Finivo in pagine strane, poi tornavo indietro. Una notte sono capitato in un sito che parlava di casinò online. Non mi erano mai interessati, ma lessi lo stesso. C’era una sezione dedicata ai bonus di benvenuto. Roba tipo: “Registrati e ricevi 20 euro gratis senza deposito”.
Ventuno euro, per la precisione. Mi sembrò così assurdo che mi registrai subito. Scoprii che era un https://casino-senza-documenti.eu.com/ casino online bonus senza documenti, il che significava che non dovevo mandare foto, scannerizzare patenti, dichiarare il mio reddito. Solo una mail, una password, e via. In due minuti avevo ventun euro finti su un conto finto. Ma erano lì, verdi, luminosi.
Non avevo mai giocato d’azzardo in vita mia. Nemmeno una schedina, nemmeno una tombola a Natale. Cominciai con una slot semplice, quelle con i frutti. Puntavo dieci centesimi, vincevo cinque, puntavo venti, perdevo tutto. Un saliscendi lento, quasi ipnotico. Dopo un’ora avevo trentasette euro. Dopo due, ventidue. Spensi tutto e andai a dormire. Fuori, il batterista provava un assolo.
Il giorno dopo rifecì tutto. I ventun euro erano ancora lì, integri. Non avevo speso niente di mio, era tutto bonus. Giocai con calma, facendo durare quei soldi come se fossero l’ultima scatola di pasta in tempo di guerra. Scoprii che quel casino online bonus senza documenti aveva anche giochi da tavolo. Provai il blackjack, sbagliai tutto, persi. Provai la roulette, indovinai un numero, vinsi. Niente di che, quindici euro. Ma mi sentii intelligente.
Passarono le settimane. Il bonus originale si era prosciugato, ma io avevo caricato venti euro miei. Niente di grave, il prezzo di due pizze. Li giocavo con parsimonia, mai più di cinque euro a sera. Era diventato un rituale. Tornavo a casa, davo da mangiare al gatto, aprivo il portatile. Il batterista suonava, io giocavo. Due solitudini che si tenevano compagnia.
Poi, una domenica, mio padre mi chiamò. Non lo faceva mai di domenica. Di solito messaggiavamo il mercoledì, due frasi secche. Invece quella volta chiamò. Disse: “La macchina ha detto basta”. Aveva una Ford Fiesta del ’98, lo sai quando ti abbandona. Il meccanico aveva parlato di mille euro, forse milledue. Mio padre è pensionato, mia madre ci campa con le pulizie. Mille euro per loro sono l’affitto di quattro mesi.
Io avevo duemila euro sul conto, risparmiati in due anni. Avrei potuto darglieli, ma era tutto quello che avevo. Niente fondo emergenze, niente famiglia a cui chiedere. Solo quel gruzzolo che mi separava dal baratro. Passai la notte sveglio, con il gatto addosso e il batterista che finalmente taceva.
La mattina dopo aprii il sito. Non per giocare, per controllare. Avevo ottantaquattro euro sul conto gioco. Li guardai a lungo. Poi, senza pensarci, puntai tutto su una slot che non avevo mai provato. Una roba vichinga, con navi e martelli. Girai una volta. Niente. Girai due volte. Niente. Alla terza, lo schermo divenne blu.
Non so quanto durò. So che alla fine avevo milleduecento euro. Milleduecento. Il prezzo esatto della Fiesta. Rimasi immobile, con il telefono in mano, il gatto che miagolava. Non ci credevo. Controllai il saldo, uscii, rientrai, ricaricai la pagina. Ancora lì. Milleduecentotré, per essere precisi.
Li ritirai subito. Scoprii che quel casino online bonus senza documenti permetteva bonifici istantanei, niente attese, niente moduli. In dieci minuti erano sul mio conto. Aggiunsi i soldi mancanti e chiamai mio padre. “Ho trovato un extra dal lavoro, ti faccio un bonifico”. Lui non fece domande. Forse capì, forse no. Disse solo: “Grazie, figlio”.
Adesso è passato un anno. Ho lasciato il monolocale ammuffito, ho trovato un appartamento più decente con un giardinetto per il gatto. Il batterista si è trasferito o ha imparato a suonare, non lo so. La Fiesta di mio padre è ancora viva, lui la lava ogni domenica e mi manda le foto.
Gioco ancora, qualche volta. Mai più di dieci euro al mese. Tengo sempre un piccolo gruzzolo lì, come un salvadanaio segreto. Non lo faccio per vincere, lo faccio per ricordarmi che a volte la fortuna arriva quando smetti di aspettarla. E che non serve essere eroi per salvare qualcuno. Basta essere nel posto giusto, al momento giusto, con ventun euro regalati da un algoritmo che non sa nemmeno il tuo nome.
Mio padre non ha mai saputo da dove venivano quei soldi. Forse un giorno glielo dirò. Forse no. Intanto, quando guido la mia macchina usata accanto alla sua Fiesta, penso a quella notte. Alle navi vichinghe, al martello di Thor, a uno schermo che diventava blu. Penso che a volte la vita è solo una slot machine. Giri, aspetti, e speri che esca la combinazione giusta. E quando esce, devi avere il coraggio di fermarti. Io mi sono fermato. E ho portato mio padre a fare un giro.